A Seregno si sono ritrovate le persone impegnate nell’ambito socio-politico

Fabrizio Annaro

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Molte le parole che potrebbero rappresentare il pensiero, l’elaborazione, il cammino che la chiesa, in particolare quella della Zona V, sta compiendo in questa epoca storica caratterizzata da mutamenti così profondi da far intravedere un cambio d’epoca.

Domenica scorsa, 10 dicembre, a Seregno si sono ritrovate numerose decine di persone del nostro territorio impegnate in ambito sociale e politico-amministrativo per un momento di riflessione e di spiritualità organizzato dalla Diocesi insieme ai sette Decanati della Zona Pastorale V. Al centro dell’incontro la vocazione politica, attraverso una riflessione sulla figura di Giorgio La Pira, Sindaco della pace. Un tema impegnativo, soprattutto di questi tempi, perché la politica, come dice Papa Francesco “tanta denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della Carità perché cerca il bene comune. Dobbiamo convincerci -prosegue Papa Francesco- che la carità non è solo rivolta alle micro relazioni, rapporti amicali, familiari di piccolo gruppo, ma è anche parte delle macro relazioni, dei rapporti sociali, economici, politici”.

Molteplici i temi sollevati da questo incontro. Un arcipelago di considerazioni esposte nei 19 interventi con passione e competenza, facendo riferimento alle esperienze diverse nell’ambito della politica, della vita sociale, del volontariato, delle Parrocchie. Erano presenti Sindaci, consiglieri comunali, amministratori, ma anche operatori sociali, sacerdoti, volontari delle parrocchie, giornalisti, filosofi. C’era anche il nostro Vicario Episcopale,Monsignor Patrizio Garascia che ha seguito con attenzione le riflessioni, gli interventi e il momento di scambio finale. Con grande umiltà e paternità ha accompagnato tutto lo svolgersi della mattinata, anche prendendo appunti, concludendo poi il ritiro con la celebrazione della Santa Messa.

L’incontro si è svolto a Seregno non a caso. Città profondamente toccata dalle vicende giudiziarie che hanno portato all’arresto del sindaco, oggi Seregno si interroga e, malgrado il fortissimo contraccolpo e lo shock di questa vicenda, desidera reagire, voltare pagina, aprire una nuova fase.

 

Il sogno di Isaia, il sogno di La Pira

La riflessione è stata condotta da don Walter Magnoni, teologo del servizio diocesano per la Pastorale Sociale e il Lavoro. Inizialmente, don Walter ha commentato un brano del profeta Isaia per poi riflettere sulla vita di Giorgio La Pira, portata come esempio virtuoso di politico e uomo di fede, delineando i tratti che ne hanno caratterizzato l’azione e la vita. La Pira ha sostenuto il dialogo senza confini geografici, religiosi, e di altra natura;  è stato protagonista nella costruzione di ponti per superare muri e divisioni e realizzare la pace; ha mostrato attenzione a tutti gli uomini, in particolare ai poveri, agli emarginati e ai deboli. La Pira è stato sindaco di Firenze e deputato dell’assemblea costituente, ha vissuto nel cuore della guerra fredda, ha sentito fortemente la minaccia dell’olocausto nucleare. Per questo ha sognato con Isaia un mondo di pace ove le Nazioni depongono le armi per sostituirle con gli strumenti del lavoro.

Oggi la minaccia nucleare, sempre da non sottovalutare, ha ceduto la scena ad altri pericoli. Le guerre che continuano a mietere vittime e terribili malvagità, il terrorismo che sta ingenerando insicurezza crescente e nuove paure., ecc. Fra le paure, fra le inquietudini del nostro tempo,si colloca la catastrofe ecologica ricordata da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Si.

Dicevamo inizialmente che sono molte le parole che possono rappresentare questa giornata di riflessione. Fra tutte possiamo indicarne tre: il sogno, meglio l’utopia, il crinale, la concretezza.
In Isaia, suggerisce don Walter c’è un’utopia, c’è un sogno, un desiderio di Dio,ma anche una profezia, perché i popoli, si dice convinto Isaia, saliranno sul Monte del Signore al tempio di Dio di Giacobbe e una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra, casa di Giacobbe venite camminiamo nella luce del Signore. Poi il sogno degli uomini, cioè il desiderio di poter coesistere pacificamente, di prosperare, di poter godere del proprio lavoro, di vivere nella giustizia. Aggiunge don Walter:“c’è un cammino,una salita da parte del popolo che ascende verso la Gerusalemme Celeste e nel contempo c’è un Dio che si umilia e si abbassa, che scende per incontrare  l’umanità in cammino e poter rendere concreta l’utopia di cui si parlava. Questo stesso sogno era il sogno di La Pira perché egli stesso desiderava un mondo di pace”.

 

Voci che gridano nel deserto

Molteplici voci hanno arricchito l’incontro, 19 interventi, che testimoniano il desiderio di accettare le sfide che attendono la chiesa e la comunità cristiana.

In questa epoca complessa sia per la chiesa sia per l’umanità dobbiamo essere coraggiosi non possiamo essere timidi, dobbiamo dimostrare di avere il coraggio di “sognare, di possedere un’utopia, ma anche di essere capaci di distribuire un bicchiere di latte come faceva La Pira che dava da mangiare ai poveri, ma allo stesso tempo riusciva a convocare i sindaci dell’intero mondo come accaduto nel 1955 a Firenze”.

Oppure la sensazione di smarrimento di fronte al fatto “che nelle Parrocchie si discuta poco di politica e molto di liturgia”. Smarrimento, stupore, perché “molti cristiani condividono le stesse preoccupazioni e le stesse paure del mondo, la paura cioè dell’immigrato, del diverso”. Ancora stupore perché molti cristiani che “ricoprono importati posizioni nel mondo della finanza e della politica appaiono persone isolate, che non si distinguono in particolari iniziative”. Poi la grande esigenza di avere dei momenti di confronto più intensi, di soffermarsi e “approfondire le radici del pensiero politico cristiano: da quello di La Pira al popolarismo di Don Sturzo”.

Per tutti il rinnovato desiderio di non abbattersi,di non “lasciarci cadere le braccia” il desiderio di essere positivi, “di fare nostro l’invito del nuovo Arcivescovo Mario Delpini”.

Insomma una chiesa che fa i conti con la propria storia, con le proprie radici, con le figure più importanti della sua storia.

Una chiesa che, con umiltà, chiama a riflettere, a porsi delle domande, a non avere risposte preconfezionate. Una chiesa che si presenta con l’unica certezza di voler amare l’uomo perché immagine (spesso scandalosa) di Cristo, adorato e innalzato in tutte le chiese del mondo.

Voci e riflessioni quelle degli intervenuti a volte carichi di nostalgie e di interrogativi. Per molti la consapevolezza di parlare e predicare nel deserto. “Come possiamo costruire un mondo nuovo, visto che abbiamo una certa età e che i nostri modelli appaino obsoleti?”

Ma è proprio “il deserto” il luogo privilegiato del cristianesimo, lo dimostra la sua storia, precisa don Walter. “Il monachesimo, san Francesco, Giovanni il Battista hanno iniziato la loro opera nel deserto. Da lì, dopo aver compiuto un “tragitto” nella propria vita interiore, hanno cominciato a promuovere la Fede, la Speranza la Carità”.

 

La politica ha bisogno di un’anima

Il tema della spiritualità  è stato un punto parecchio dibattuto e ripreso in diversi interventi. La questione spirituale (La Pira possedeva una grande Fede e una vita interiore molto intensa) è il tema dei temi. In La Pira, Fede e Vita si intrecciavano armoniosamente senza riuscire a distinguere l’una dall’altra perché in lui erano una cosa sola.

 

Un arcipelago di pensieri che cercano una sintesi

Un arcipelago di pensieri che cercano una sintesi, una direzione, un orientamento. Uomini e donne che si sono trovati perché credono e perché cercano qualcosa di nuovo. Uomini e donne che rappresentano, forse inconsapevolmente, un embrione di una presenza rinnovata dei cattolici in politica, che recupera le radici e gli esempi del passato per proporli, rivisitati nel tempo odierno.

Uomini e donne che guardano al futuro, che fanno proprie le aspirazioni spirituali e che desiderano coniugare con armonia la Fede e la Vita, impegnandosi in una lettura più profonda del presente. Si avverte la necessità d recuperare anche la dimensione pedagogica della politica, guardando ai testimoni del passato e ai fondatori come “padri”.

 

Don Walter ha voluto concludere con una citazione di Benedetto XVI: “il nostro mondo, la nostra epoca ha bisogno di pensiero”. E domenica 10 dicembre a Seregno il pensiero non era assente!