Nel nostro periodico e ripetuto interrogarci sull’attualità e incidenza dei cattolici in politica, l’esempio di Bianchi ci offre spunti di riferimento

Alberto Mattioli

Parola, profezia e politica sono i vocaboli che mi sovvengono pensando all’impegno dell’amico Giovanni Bianchi. Termini e questioni che poi hanno contribuito ad ispirare le sue Poesie altra sua più intima espressività riconoscente della misericordia usatagli da Dio. I colloqui con lui non erano quindi mai  banali, dentro la concretezza delle questioni immediate – talvolta laceranti – ma sempre con lo sguardo perso “nell’oltre” per  comprenderne il loro significato profondo e dove le scelte potevano condurre. Tra terra e cielo si posizionavano i suoi pensieri. “ La  fede cerca, l’intelligenza trova” come diceva S. Agostino. La Parola evangelica coltivata e interiorizzata con fedeltà e semplicità lo portava inevitabilmente ad immaginare il domani della nostra convivenza sociale e quindi del suo habitat ovvero la “polis”. La città ove, a causa della nostra umanità fragile, limitata e segnata dall’eterna lotta fra il bene e il male, è necessario impegnare i talenti ricevuti in opere di carità come il buon samaritano verso l’uomo vittima dei briganti sulla strada verso Gerico. E per tradurre questo senso di concreta attenzione ecco quindi la Politica ovvero l’insieme di strumenti atti a costruire la polis con giustizia sociale. Oltre al Vangelo, era la Costituzione l’altra bussola di Bianchi a cui stava enormemente cara l’autonomia dei cattolici in politica conquistata a caro prezzo dai padri costituenti. Per lui il potere era il mezzo da meritare per rendere migliore la società. E quindi nel nostro periodico e ripetuto interrogarci sull’attualità e incidenza dei cattolici in politica, l’esempio di Bianchi ci offre spunti di riferimento. Se oggi lamentiamo qualunquismo, diffidenza, mediocrità civile e sfiducia nei partiti e istituzioni, noi in primis dobbiamo sentirci responsabili chiedendoci se forse abbiamo smarrito le motivazioni essenziali. Chiederci se per noi la politica è ancora servizio verso gli ultimi e se abbiamo ancora il senso del bene comune ispirato  dal Vangelo con le sue esigenze che non sono le piccole convenienze dei nostri orticelli e campanili. Impegnandoci quindi a migliorare i nostri sentimenti di fraternità senza la quale, libertà e uguaglianza, restano parole vuote oltre che aumentare le nostre capacità di elaborare soluzioni nuove sempre più necessarie dinnanzi a questioni complesse e globali. Risposte originali su cui misurare il consenso nell’arena sociale di credenti e non. Uno sprone per ritrovare nella politica la più alta forma di carità.