E' stato, insieme alle donne e agli uomini che hanno lavorato con lui, un testimone di una esperienza collettiva di rinascita di un Paese distrutto dalla guerra

di Graziano Resteghini

Carniti

Voglio ricordare un uomo grande: nella forza di spirito, nella speranza che lo ha sempre sostenuto, nella sobrietà con cui ha saputo vivere ruoli importanti senza mai cadere nella trappola del personalismo.

Nella breve descrizione della sua vita che si legge qui a fianco c’è tutto. Possiamo solo aggiungere quello che ognuno di noi ha ricevuto dall’esperienza vissuta insieme, in quel sindacato che lui ha saputo avviare e guidare verso approdi difficili e in mezzo a forti burrasche.

Pierre entra nel sindacato nel 1957 un anno prima della mia nascita: l’incontro con lui, diventato segretario generale della CISL, avviene più di 25 anni dopo quando, giovane e inesperto delegato, sono scaraventato nell’arena dello scontro sulla modifica della scala mobile. Ricordo bene il suo intervento all’assemblea dei delegati a Milano, la sua passione e la sua lucida capacità di esprimere le ragioni di una scelta importante che avrebbe potuto migliorare la vita dei lavoratori.

Lo scontro era diventato feroce, dentro e fuori le fabbriche, e ha compreso anche l’assassinio di Ezio Tarantelli: Pierre in una intervista disse “Io continuo a pensare che se non lo avessi coinvolto, sarebbe ancora vivo”.

Eppure, nonostante tutto, Pierre Carniti ha saputo darci la forza di affrontare le discussioni, le contestazioni e la rabbia tenendo la barra dritta. Non era facile, soprattutto per chi come me era da poco uscito dall’esperienza del movimento studentesco, comprendere e far capire poi ai colleghi che quella strada era l’unica per rompere la spirale dell’inflazione, causa di impoverimento dei lavoratori.

La sua uscita verso la politica fu contestata da molti che l’avevano dipinta come una ricompensa da parte di quella parte politica con cui si era raggiunto l’accordo di san Valentino, con lo scopo di indebolire il potere d’acquisto dei lavoratori. Sappiamo che non è stato così, ma ancora oggi c’è qualcuno che lo crede. E a ben guardare anche il caos politico di oggi si nutre dello stesso metodo di disinformazione e di demagogia.

All’inizio degli anni ’90 ho avuto l’onore, insieme ad una delegazione della Cisl di Varese. di essere ospite di Pierre Carniti a Strasburgo, presso il parlamento europeo. Anche in quella occasione la sobrietà fu la cifra più evidente del suo stile di vita, sia nel vestire che nel parlare. Non che parlasse poco, s’intenda, ma con chiarezza e attenzione.

Le sue scelte coraggiose, sia nel sindacato che in politica, sono sempre state quelle di un comandante che sa portare la sua nave su rotte inconsuete, alla ricerca di un “nuovo” più giusto, orientate alla ricerca di quella giustizia che troppo spesso non aveva trovato tra quelle donne e quegli uomini nel mondo del lavoro.

Pierre è stato, insieme alle donne e agli uomini che hanno lavorato con lui, un testimone di una esperienza collettiva di rinascita di un Paese distrutto dalla guerra. La loro esperienza ci ha lasciato un’eredità che rischia di essere dispersa in un clima di rancore verso tutto quello che è collettivo: siamo ancora in tempo a riprendere un cammino che lasci alle spalle rancori e strumentalizzazioni politiche che vogliono solo l’affermazione dell’individualismo.

Concludo suggerendo una lettura: nello scorso ottobre Pierre ha scritto una lettera aperta a CGIL CISL  e UIL (http://www.fim-cisl.it/2017/10/10/lettera-aperta-di-pierre-carniti-a-cgil-cisl-e-uil/) che vale la pena di conoscere per capire meglio chi era quest’uomo. Conclude così:

“… si deve essere consapevoli che c’è una sola difficoltà davvero insuperabile: è la rassegnazione. Per scongiurare questo pericolo, faccio mia l’affermazione dell’ex presidente del Consiglio europeo, già primo ministro belga, Herman Van Rompuy, che in un recente intervento a Roma,  ha detto: “Io resto un uomo della speranza”.

La tristezza, o meglio la malinconia che mi ha preso quando ho saputo della tua morte, è pari a quella che ancora oggi provo per la perdita di mio padre. Ci mancherai ma resterà sempre, inossidabile, la tua memoria e il tuo insegnamento. Tibi sivi terra levis, Pierre.