“…L’intenzione, a nome della comunità cristiana, di proporre un’alleanza, di convocare tutti per mettere mano all’impresa di edificare in tutta la nostra terra quel buon vicinato che rassicura, che rasserena, che rende desiderabile la convivenza dei molti e dei diversi, per cultura, ceto sociale e religione”

La commissione sociale della Comunità Pastorale

Una sfida per migliorare la convivenza
L’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nel discorso alla città, tenuto in occasione della festa di Sant’Ambrogio, ha proposto a tutti di impegnarci per promuovere una convivenza civile e serena, e ha tracciato le linee per “un’arte del buon vicinato”.
Come commissione sociale della Comunità Pastorale “Madonna del Castagno”, abbiamo ritenuto che questo suo intervento meriti un’attenzione responsabile e debba essere messo a confronto con la realtà che viviamo quotidianamente nella nostra città. Ci vogliamo chiedere, in poche parole, come intendiamo costruire un “buon vicinato” a Muggiò e ci auguriamo che possano maturare proposte concrete e praticabili grazie al contributo di tutti, singoli o associati.

I guasti dell’individualismo
L’arcivescovo rileva come un grave individualismo ci porti un po’ tutti a isolarci in noi stessi alla ricerca di sicurezza e di un presunto benessere. Così, ogni giorno, ci capita di costatare come sia diffusa la tendenza a lamentarsi di tutto e di tutti, a giudicare sommariamente chiunque, a far prevalere un certo clima rancoroso. Spesso dobbiamo fare i conti anche con chi ha scarso rispetto degli altri e rende più difficile e disagiata la vita dei vicini. C’è anche chi usa e abusa a piene mani dei beni che ci sono sul territorio, ma non fa nulla per contribuire a tenerli in efficienza perché tutti ne possano trarre beneficio e sollievo.

Il molto che c’è di positivo…
Facciamo invece più fatica a tenere nella dovuta considerazione e a valorizzare tutto ciò che di positivo è presente nella nostra città. Ci sono, infatti, tante persone che, dedicando tempo e impegno, contribuiscono a migliorare la vita dei cittadini. Pensiamo anzitutto a chi garantisce gli interventi caritativi come il Centro di ascolto della Caritas e le conferenze della San Vincenzo che assistono circa settecento persone; i gruppi di famiglie che sostengono altre famiglie in difficoltà; ci sono anche coloro che fanno il doposcuola ai ragazzi che, altrimenti, passerebbero il tempo in strada sprecando opportunità di apprendimento; chi spende tempo alla casa di riposo per dare sollievo alle persone anziane; molti si dedicano al trasporto di persone che non sono in grado, da sole, di raggiungere luoghi di cura o di assistenza; tanti volontari contribuiscono all’attività del Banco Alimentare che pure si trova sul nostro territorio; ricordiamo anche gli oratori che svolgono un’attività educativa e sociale nei confronti di tanti giovani e delle loro famiglie; i vari patronati che aiutano i cittadini nelle diverse pratiche riguardanti la previdenza sociale; non vogliamo dimenticare tutte le associazioni di volontariato che, a vario titolo, sono presenti e operano nella città.

…e i molti che vi contribuiscono.
L’elenco potrebbe continuare con altre iniziative piccole o grandi che traggono tutte la loro linfa vitale dal riferimento alla comunità cristiana di cui facciamo parte. Vi sono molti che, pur facendo riferimento ad altre culture e sensibilità, si impegnano nel contribuire al miglioramento della convivenza civile. Pensiamo a quanti operano nelle istituzioni locali, a chi risponde ai bisogni legati alla salute, ai molti che si dedicano all’educazione e a coloro che garantiscono la sicurezza. Tutti hanno, ad esempio, contribuito a realizzare il Fondo Muggiò città solidale.
Vogliamo ribadire che la comunità cristiana ha sempre cercato di farsi carico delle problematiche esistenti e non intende, ora, mettersi da parte. Lo facciamo indicando tre strade percorribili che il nostro Arcivescovo ci ha indicato:

1. Cominciamo con uno sguardo diverso
L’invito dell’Arcivescovo a promuovere il buon vicinato, si rivolge dunque a tutti, proprio tutti: “chi abita da sempre in città e chi è arrivato oggi, chi abita in centro e chi abita in periferia, chi parla il dialetto milanese e chi stenta a parlare italiano, chi ha un passaporto granata, chi ha un passaporto blu, verde,rosso”. Il punto di partenza non può che essere una rinnovata attenzione alle persone e ai loro bisogni: “Uno sguardo libero dal sospetto e dal pregiudizio, che dichiari disponibilità all’incontro, all’intesa, alla prossimità”. E questo può avvenire se si coltiva con costanza una aperta cordialità con chi si incontra tutti i giorni, che è fatta anche dal saper porgere il saluto. “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?” (Mt 5, 47). Senza ovviamente essere invadenti, ma avendo la necessaria sensibilità per comprendere se e come è necessario intervenire quando stanno insorgendo
situazioni di disagio.

2. La decima parte del tutto
Il successivo passo che egli propone è quello di valutare la possibilità che la decima parte di quanto ciascuno ha a disposizione in risorse, sia messa a disposizione per fare crescere la convivenza civile. Entrando in quest’ottica impegnativa, vuol dire che, ad esempio, la decima parte del nostro tempo deve essere dedicata a questo scopo; la stessa logica potrebbe riguardare anche l’utilizzo delle disponibilità economiche.

3. Fare i conti con l’accoglienza
C’è infine un ultimo salto con il quale la nostra comunità è chiamata a fare i conti ed è il rapporto con coloro che vengono “da fuori”, con gli stranieri e i migranti. Anche papa Francesco nel messaggio per la giornata mondiale della pace lo richiamava: è necessaria ”un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate”.

Come procedere
Di fronte a queste sollecitazioni, riteniamo che nessuno possa restare indifferente. Ci aspettiamo che tutti, come singoli o come associazioni e movimenti, si interroghino su come creare le condizioni, anche culturali, per avviare un percorso di crescita che porti ad un complessivo miglioramento dei rapporti di vicinato a Muggiò.
Chiediamo che le riflessioni e le proposte così maturate siano inviate, entro Pasqua, al seguente indirizzo mail cpmadonnadelcastagno@gmail.com o consegnate in forma cartacea presso la segreteria della parrocchia dei santi Pietro e Paolo in Piazza della chiesa. Ne faremo materiale per una proposta che illustreremo a fine primavera.